Prendi i soldi e scappa

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Prendi i soldi e scappa
Foto segnaletica di Virgil
Titolo originaleTake the Money and Run
Lingua originaleinglese
Paese di produzioneStati Uniti d'America
Anno1969
Durata85 min
Dati tecniciB/N e a colori
rapporto: 1,85:1
Generecomico, poliziesco
RegiaWoody Allen
SoggettoWoody Allen
SceneggiaturaWoody Allen, Mickey Rose
ProduttoreCharles H. Joffe
Produttore esecutivoSidney Glazier
Casa di produzionePalomar Pictures International, ABC Pictures
Distribuzione in italianoFilm Contact Organization
FotografiaLester Shorr
MontaggioJames T. Heckert
Effetti specialiA. D. Flowers
MusicheMarvin Hamlisch
ScenografiaFred Harpman
CostumiErick M. Hjemik
TruccoStanley R. Dufford
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Doppiatori italiani

Prendi i soldi e scappa (Take the Money and Run) è un film del 1969 scritto, diretto e interpretato da Woody Allen. Il film è un falso documentario che racconta la vita di Virgil Starkwell, un inetto rapinatore di banche.

Tramite uno stile documentaristico, utilizzando filmati di repertorio e interviste, viene raccontata la storia dell'inetto e sfortunato Virgil Starkwell, entrato in una vita di criminalità in giovane età. Starkwell viene arrestato per aver tentato di rubare un sacchetto di soldi. Mandato in prigione, Virgil tenta di fuggire utilizzando una saponetta intagliata a forma di pistola, colorata con lucido da scarpe. Purtroppo per Virgil, fuori piove e la sua pistola si scolora e si scioglie. Starkwell riesce comunque a fuggire dal carcere, ma solo per caso: partecipando a un piano di evasione di massa, Virgil è infatti l'unico detenuto a non essere stato avvertito che il piano è stato annullato. Libero ma disoccupato, Virgil non trova modo per mantenere sé stesso e la sua famiglia. Alla fine viene nuovamente arrestato e inviato ai lavori forzati, dove viene denutrito e brutalmente punito.

Starkwell scappa di nuovo, ma viene catturato quando tenta di derubare un vecchio amico che si rivela essere diventato un poliziotto. Virgil viene condannato a 800 anni di reclusione, ma rimane ottimista sul fatto che "con la buona condotta, può ottenere la riduzione della pena perfino della metà". Nell'ultima scena, Starkwell viene mostrato mentre intaglia un pezzo di sapone, chiedendo all'intervistatore se fuori stia piovendo.

Originariamente Allen aveva richiesto la regia di Jerry Lewis, e solo dopo il rifiuto di quest'ultimo causa impegni decise di dirigere il film lui stesso. La decisione di Allen di diventare il proprio regista fu parzialmente influenzata dalle riprese caotiche e incontrollate di James Bond 007 - Casino Royale (1967), in cui era apparso. Allen inizialmente girò un finale cupo in cui veniva colpito a morte, ma il consulente Ralph Rosenblum lo convinse a sceglierne uno più allegro.[1] Lo stile di continue battute quasi slapstick del film verrà ripreso in diverse pellicole successive, come Il dormiglione e Il dittatore dello stato libero di Bananas.[2]

Allen discusse l'idea del falso documentario in un'intervista con Richard Schickel:

«Prendi i soldi e scappa era uno pseudo-documentario. L'idea di fare un documentario, che dopo perfezionai quando girai Zelig, l'avevo fin dal primo giorno in cui ho cominciato a fare film. Pensavo che fosse un mezzo ideale per la comicità, perché il formato del documentario era molto serio, così che stavi lavorando già in un'area in cui qualsiasi piccolezza contraddiceva l'impostazione seria ed era quindi divertente. E potevi raccontare la tua storia di risata in risata in risata… Lo scopo del film era una risata dopo l'altra.[3]»

Nel 2000 l'American Film Institute l'ha inserito al sessantaseiesimo posto della classifica delle migliori cento commedie statunitensi.[4]

  1. ^ (EN) Woody Allen: Prendi i soldi e scappa, su woody-allen.org. URL consultato il 24 dicembre 2015 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  2. ^ Marco Iacona, Woody Allen cantore postmoderno, su ariannaeditrice.it, Arianna Editrice, 4 maggio 2009. URL consultato il 24 dicembre 2015.
  3. ^ Richard Schickel, Woody Allen: A Life in Film, Ivan R. Dee, 2003, p. 92.
  4. ^ (EN) AFI's 100 Years... 100 Laughs, su afi.com, American Film Institute. URL consultato il 27 dicembre 2014.

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