Bartolomeo Schedoni

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Deposizione, Galleria nazionale di Parma

Bartolomeo Schedoni (Modena, gennaio 1578Parma, 23 dicembre 1615) è stato un pittore italiano del primo Seicento[1].

Bartolomeo Ludovico Schedoni nacque a Modena e fu battezzato il 13 gennaio del 1578 nella chiesa di San Michele: la sua data di nascita può verosimilmente collocarsi a pochi giorni prima se non in quel giorno stesso.[2] Egli fu il primogenito di Giulio Schedoni, che dalla moglie Giulia Zardi ebbe altri quattro figli: Domenico (1580), Ercole (1590), Giovanni Battista (1591-1618) e Barbara, che si fece monaca nel convento di Santa Maria Maddalena, a Parma, nel 1612.[3] Rimasto vedovo, Giulio Schedoni si risposò con Livia Forini, come risulta dal testamento redatto il 27 maggio 1605, alla quale egli si preoccupò di intestare dei beni, nel timore che dopo la sua morte i figli potessero mettere la vedova «fora di chasa in chamisa».[4]

Il duca di Parma Ranuccio Farnese, qui ritratto da Cesare Aretusi, apprezzò e protesse Bartolomeo Schedoni

Il luogo d'origine dei suoi antenati si pone a Formigine: qui il nonno Domenico, «filio quondam Fabiani de Schedonis de Formigine», comprò un terreno nel 1571,[5] e il padre Giulio, che nel 1602 vendette «una caseta posta nelli borghi di Formigine [...] tutta rotta e rovinata», viene definito nel contratto di vendita «Julii de Schedonis de Formigine».[6] Il Tiraboschi, credendo erroneamente che anche Bartolomeo fosse nativo di Formigine, attesta che ancora alla fine del XVIII secolo esisteva «in Formigine una civil famiglia di questo nome» e sostiene che egli abbia dipinto nella chiesa parrocchiale di quel borgo una Madonna del Rosario, forse per «lasciare a quel luogo cotal memoria, perché ei ne era natio, benché comunemente dicasi Modenese».[7]

Della sua prima istruzione artistica non vi è notizia documentata, né è credibile quanto scrisse il prete Giovanni Fogliani nel 1616,[8] che attribuì la scomparsa Madonna del Rosario di Formigine al pennello di un Bartolomeo appena dodicenne. In realtà Bartolomeo collaborava allora con il padre Giulio che, trasferitosi a Parma almeno dal 1594, vi teneva una bottega di mascararo, ossia di fabbricante e fornitore di maschere per le feste e le cerimonie della corte ducale di Ranuccio Farnese: certo Bartolomeo doveva mostrare un certo ingegno per la pittura, perché fu notato dal duca che lo raccomandò per un corso di istruzione presso il pittore manierista Federico Zuccari, allora principe dell'Accademia romana di San Luca.

Forse partito per Roma alla fine del 1594 o ai primi del 1595, non vi si trattenne a lungo. Come scrive lo Zuccari al duca Ranuccio il 26 settembre del 1595, Bartolomeo, «giovane spiritoso e desideroso d'imparare pittura, essendomi [...] commesso a nome di V. A. S.ma ch'io lo tenessi in casa, et insegnassi la profession mia, sì come faceva con'ogni amore [...] mentre io mi godeva potere così tirare avanti il detto Giovane, si è amalato e di malatia che accenna lunghezza, per consiglio de' medici si è risoluto mutar aria, e tornare alla sua Patria, e se bene io l'ho governato, e fatto governare con ogni diligentia, tuttavia il Paese nativo, e la paterna, e materna cura harrà più forza a restituirli la Sanità».[9]

Elemosina di Santa Elisabetta (1613), Palazzo reale di Napoli

Così quel settembre Bartolomeo aveva già fatto ritorno a Parma, né più tornerà nello studio dello Zuccari né a Roma. Non sappiamo che cosa egli abbia visto ed effettivamente imparato durante quel soggiorno che, soprattutto per la sua brevità, non pare lo abbia influenzato in qualche modo: in particolare il Caravaggio, pur già attivo a Roma, non aveva ancora rivelato il suo stile rivoluzionario. Non esiste alcuna documentazione su un suo diretto discepolato presso un maestro affermato, per quanto si sia voluto ipotizzare che egli sia stato allievo del pittore fiammingo, attivo a Parma, Giovanni Soens,[10] o anche dei Carracci.

Escluso un apprendistato presso Annibale Carracci, come ritenuto dalla critica settecentesca (ma l'errore veniva già commesso dal secentesco bolognese Malvasia[11]), perché Annibale aveva lasciato l'Emilia per Roma nel 1595 quando Bartolomeo se n'era già andato,[12] già il Lanzi escludeva l'alunnato di Schedoni anche presso Ludovico e Agostino Carracci per ragioni d'incompatibilità stilistica.[13] Resta sicuramente confermato l'insegnamento esercitato dalla diretta osservazione della pittura del Correggio, che rimane un riferimento costante in tutta la sua attività, mentre più complessa è la sua elaborazione, nei dipinti dell'ultimo periodo, del linguaggio caravaggesco.

  1. ^ Federica Dallasta, SCHEDONI, Bartolomeo, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 91, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2018. Modifica su Wikidata
  2. ^ Archivio della parrocchia di Sant'Agostino, Modena, Atti di battesimo, 1578: «Gennaio. Adì 13 detto fu batezato Bartholomeo et Ludovico figliuolo di messer Giulio Schedoni e di Madama Giulia sua moglie, il compare fu Francesco Bergamasco, la comadre Girolama di Loci». Nella chiesa di Sant'Agostino sono conservati anche i documenti dell'archivio della parrocchia di San Michele.
  3. ^ A. G. Lodi, Bartolomeo Schedoni pittore (1578-1615). Notizie e documenti, 1978, p. 55.
  4. ^ Archivio di Stato di Modena, Archivio notarile, notaio Girolamo Castelvetri, testamento di Giulio Schedoni del 27 maggio 1605, pubblicato in F. Dallasta, C. Cecchinelli, Bartolomeo Schedoni pittore emiliano. Modena 1578 Parma 1615, 1999, pp. 237-239, dove la data del testamento è erroneamente indicata al 25 maggio, ma «vigesimo septimo Maii et die Veneris».
  5. ^ Archivio di Sato di Modena, Archivio notarile, notaio Giovanni Regi, atto n. 454 del 25 aprile 1571.
  6. ^ Archivio di Stato di Modena, Archivio notarile, notaio Gio. Antonio Casali, n. 2312, atto n. 437 del 29 settembre 1602.
  7. ^ G. Tiraboschi, Biblioteca modenese, 1786, p. 158. La pala dello Schedoni cui accenna il Tiraboschi è andata perduta e un'analoga Madonna del Rosario, ancora conservata nella parrocchiale di Formigine, è attribuita al pittore Vincenzo Spisanelli (1595-1662): cfr. A. Mazza, in «Sovrane passioni», 1998, pp. 83-85.
  8. ^ G. Fogliani, Libro della Venerabile Compagnia del SS. Rosario, in M. Valdrighi, Lettera al marchese Giuseppe Campori, 1851, pp. 5-6.
  9. ^ Archivio di Sato di Parma, Epistolario scelto, Federico Zuccari, b. 23, in A. Ronchini, Federico Zuccari, 1869, pp. 1-8.
  10. ^ Come fanno E. Borea, Pittori bolognesi del Seicento nelle gallerie di Firenze, 1975, o L. Fornari Schianchi, La Galleria Nazionale di Parma, 1983, pp. 147-148.
  11. ^ C. C. Malvasia, Felsina Pittrice. Vite de' pittori bolognesi, 1678, pp. 242.
  12. ^ D. Miller, Nell'età di Correggio e dei Carracci. Pittura in Emilia dei secoli XVI e XVII, 1986, p. 526.
  13. ^ «Convien credere o che le sue prime pitture non si conoscano, o ch'egli salutasse quella scuola appena dal liminare: mercechè nelle opere anche grandi, che si additan per sue, raro è che si trovi traccia dello stil de' Caracci. Sembra piuttosto ch'egli si esercitasse intorno a' raffaelleschi della sua patria, ma singolarmente intorno al Coreggio, di cui erano ivi tanti originali»: cfr. L. Lanzi, Storia pittorica della Italia, III, 1825, pp. 363-364.
  14. ^ Capitolo IV, pagina 285, paragrafo 6, "MESSINA E DINTORNI - GUIDA A CURA DEL MUNICIPIO", Stampato da Premiato Stabilimento Giuseppe Crupi, Messina, 1902.
  • Carlo Cesare Malvasia, Felsina Pittrice. Vite de' pittori bolognesi, 2 tt., Bologna, Erede di D. Barbieri 1678
  • Girolamo Tiraboschi, Biblioteca modenese o notizie della vita e delle opere degli scrittori nati negli Stati del Serenissimo Signor Duca di Modena, t. VI, Modena, presso la Società tipografica, 1786
  • Luigi Lanzi, Storia pittorica dell'Italia dal Risorgimento delle Belle Arti fin presso al fine del XVIII secolo, III, Milano, Società tipografica de' Classici italiani 1825
  • Mario Valdrighi, Lettera al marchese Giuseppe Campori intorno al pittore Bartolomeo Schedoni e al vescovo Baldassarre Schedoni, in «Indicatore modenese», 6 settembre 1851
  • Amadio Ronchini, Federico Zuccari, in «Atti e memorie delle province modenesi e parmensi», V, 1869
  • Evelina Borea, Pittori bolognesi del Seicento nelle gallerie di Firenze. Catalogo della mostra, Firenze, Sansoni 1975
  • Antonio Gualtiero Lodi, Bartolomeo Schedoni pittore (1578-1615). Notizie e documenti, Modena, Aedes muratoriana, 1978
  • Lucia Fornari Schianchi, La Galleria Nazionale di Parma, Parma, Silva, 1983
  • Dwight Miller, The Drawings of Bartolomeo Schedoni, in «Master Drawings», 23-24, 1986
  • Nell'età di Correggio e dei Carracci. Pittura in Emilia dei secoli XVI e XVII, catalogo della mostra, a cura di A. Emiliani, Bologna, Nuova Alfa, 1986
  • Marco Horak - Fabio Obertelli, "Opere di Bartolomeo Schedoni nel piacentino", in "Panorama Musei", anno XXI, n. 1, aprile 2016

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