Rattus satarae

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Rattus satarae
Stato di conservazione
Vulnerabile[1]
Classificazione scientifica
DominioEukaryota
RegnoAnimalia
PhylumChordata
ClasseMammalia
SuperordineEuarchontoglires
OrdineRodentia
SottordineMyomorpha
SuperfamigliaMuroidea
FamigliaMuridae
SottofamigliaMurinae
GenereRattus
SpecieR.satarae
Nomenclatura binomiale
Rattus satarae
Hinton, 1918

Rattus satarae (Hinton, 1918) è un roditore della famiglia dei Muridi endemico dell'India meridionale.[1][2]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Dimensioni[modifica | modifica wikitesto]

Roditore di medie dimensioni, con la lunghezza della testa e del corpo tra 157 e 190 mm, la lunghezza della coda tra 153 e 235 mm, la lunghezza del piede tra 27,5 e 34,5 mm e la lunghezza delle orecchie tra 21 e 26,5 mm.[3]

Aspetto[modifica | modifica wikitesto]

La pelliccia è lunga, soffice e densa. Le parti superiori sono bruno-dorate, cosparse di lunghi peli nerastri, mentre le parti inferiori sono bianco crema. I piedi sono bruno-giallastri. La coda è più lunga della testa e del corpo ed è uniformemente bruno-grigiastra. Il numero cromosomico è 2n=42.

Biologia[modifica | modifica wikitesto]

Comportamento[modifica | modifica wikitesto]

È una specie arboricola. Costruisce nidi nelle chiome degli alberi. Scende al suolo raramente.

Alimentazione[modifica | modifica wikitesto]

Si nutre di frutta e insetti.

Distribuzione e habitat[modifica | modifica wikitesto]

Questa specie è endemica di tre aree nei Ghati Occidentali: Satara, nel Maharashtra, nel Distretto dei Nilgiri nel Tamil Nadu e Coorg nel Karnataka.

Vive nelle foreste umide decidue montane e sempreverdi tra 700 e 2.150 metri di altitudine. È molto sensibile al disturbo ambientale.

Conservazione[modifica | modifica wikitesto]

La IUCN Red List, considerato l'areale limitato e frammentato e il continuo declino nella qualità del proprio habitat e nel numero di individui adulti, classifica R.satarae come specie vulnerabile (VU).[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c (EN) Molur, S. & Nameer, P.O. 2008, Rattus satarae, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2020.2, IUCN, 2020.
  2. ^ (EN) D.E. Wilson e D.M. Reeder, Rattus satarae, in Mammal Species of the World. A Taxonomic and Geographic Reference, 3ª ed., Johns Hopkins University Press, 2005, ISBN 0-8018-8221-4.
  3. ^ Pagès & al., 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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